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Fede vs Ragione nel cattolicesimo

Il cattolicesimo odierno – si abbia il coraggio di ammetterlo o no – è un cattolicesimo di fattura occidentale, ovvero impregnato di razionalità e di denaro come di filosofia e di petrolio.

La New Age, da parte sua è un indirizzo più “emotivo”, molto più emotivo, perfino troppo emotivo; e poichè non è un’associazione, un rito e fino a prova contraria neppure un movimento sociale o politico, ma solo e soltanto un predicato col quale si può predicare qualsiasi cosa, ecco che non ha denaro suo, una filosofia sua, e perciò neppure ragioni o fedi propriamente sue. E’ “libera”, pertanto la faremo uscire subito dal banco degli imputati.

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Resta il cattolicesimo, dove essere filosofi non è un peccato, ma lo diventa quando ai bisognosi si dà una parola dà gustare, piuttosto che un riparo da vivere (tetto, casa, terra, lavoro, amici).
Neppure avere tanti soldi è un peccato, ma lo diventa quando lo si usa per comprare ai poveri il cibo, piuttosto che gli strumenti necessari perchè questi si autoproducano il cibo. Se lo Stato non lo fa e non intende farlo garantendo una società liber-capitalista, quanto più è di ciò responsabile la Chiesa, oggi proprietaria economicamente dotata!

Da tali punti di critica, muoverò l’asta perchè il centro del cattolicesimo non sia più una ragione o un teologico conformismo, ma un illetterato pastore che si prende cura del suo gregge.

 

 Se pensi che il cattolicesimo sia un affare ragionevole, ti stai mettendo da solo all’angolo più buio per non capire nulla ma proprio nulla della bibbia, sembrandoti però di abitare un mondo fatto di luce. Mettitelo bene in testa, per i cattolici la Ragione non è una dea! La razionalità umana, resta solo razionalità umana. Utile si, di origine divina certo, ma Dio si serve servendo Dio, non la Ragione!

 

Con  ciò non sto consigliando di buttare nel gabinetto la Ragione, nè lo consiglia la bibbia (cfr. Rm 1:25), ma di dare il primato a Dio, e POI a tutto quel che verrà in mente.
Smith, Marx, Ricardo, Biglino, Sitchin, Rà, gli extra-terrestri, le sirenette, la fidanzata e i figli, dicono tutti cose estremamente ragionevoli, e sta a noi dire si o no, “ora” o “più tardi”, “giusto” o “sbagliato”. Non le loro ragioni devono convincerci a fare o a credere in qualcosa, ma il Dio in noi deve convincerci a fare e non fare, credere e non credere in qualcosa.

Prima bisogna inseguire come dei matti Dio, che è Spirito non di certo desumibile da un efferato studio biblico, poi viene il dono n.4 dello Spirito Santo: la Scienza.

Ma siccome l’uomo non può possedere lo Spirito Santo con uno sfregamento di lampada, ecco che abbiamo bisogno di AMICI.

Le prime persone cui nel cattolicesimo bisogna ricorrere per capire il cattolicesimo, non sono preti, santi o papi, ma Gesù e Maria in persona, cioè Dio e Madre di Dio.

 

  • Ora tu dici: “Oh, me li presenti tu questi personaggi?”.
  • Io ti dico: “Se li inviti tu, vengono”.
  • Tu: “Li ho invitati e non vengono”.
  • Io: “Abbi più fede o fatti una vacanza in un posto più tranquillo”.

 

Come vedi tutta l’origine della fede cattolica e della religione cattolica, non sta in una prova scientifica o in un convincente studio esegetico; non sta neppure in un libro sacro, che per i primi secoli del cattolicesimo neppure esisteva, in quanto il vangelo si trasmetteva oralmente e Gesù certo non stampava parabole.

 

“La parola del Signore era rara a quei tempi”
1 Samuele 3:1

 

Tutta l’origine del cattolicesimo sta in un INCONTRO IMMATERIALE tra la tua anima e l’anima di Dio. “Cerca e troverai” non significa “Chiedi a Dio che ti caschi una prova scientifica sulle ginocchia, e questa ti cadrà”, ma significa letteralmente “Cerca e troverai”. Se non trovi l’anima di Dio, significa che non la vuoi proprio trovare.
Senza questo INCONTRO PERSONALE, la Dea Ragione, Dio Marte, Venere, tutti gli alberi tutelari intorno Stonenge, i druidi e gli astrologi della mesopotamia risusciteranno per portarti laddove non conviene. A quel punto, ormai difficilmente rimediabile, gli scritti dei santi cattolici – che non sono la bibbia – potranno aiutarti in qualcosa perchè sono molto più semplici della bibbia, ma soprattutto, perchè hanno fissato in sè un resto dell’umanità viva e cangiante di Gesù Cristo e di Maria. Ma, naturalmente, sarebbe meglio che incontrassi dal vivo queste 2 persone, piuttosto che affidarti ad un mio ragionamento o ad un racconto commovente quali sono tutti i diari dei mistici, simboli ed ombre di un incontro reale, che anche tu puoi avere!
Questa è la fede: se vuoi averla l’avrai, se non vuoi averla non l’avrai. Ma è dono di Dio volere le cose giuste, mentre è tua esclusiva responsabilità voler volere le cose giuste.

 

Mi appuntoricordo che una volta non desideravo veramente amare il Signore, pur andando spesso a messa, confessandomi e tutto il resto. Semplicemente mi bastava quel che ero.
Un giorno però mi accorsi che mi mancava questo desiderio, vidi che non era cosa buona e fiottò nella mia mente questa preghiera: "Signore, vorrei volerti amare". Lo ricordo bene perchè la stranezza di questa supplica mi stupì. I giorni seguenti passò alle labbra, e poi, con mio ulteriore stupore, un giorno improvvisamente diventò: "Signore, vorrei amarti davvero" (che non è ancora: "Signore ti amo!").
Quindi, prima di poter dire "Signore, possa io avere fede completa in te!", bisogna fare la seguente preghiera: "Signore, vorrei voler avere fede in te". Quest'ultimo tipo di preghiera la possono fare tutti, ed una volta entrata, offrirà gratuitamente gli strumenti euristici di interpretazione della Parola, sia biblica che mondana ed universitaria, affinabili in seguito grazie ad ulteriori preghiere DEL CUORE.
La Ragione passerà in secondo piano e un sussurro, che può essere razionale o non-razionale, spazzerà via dalla Chiesa e dalla società la sporcizia accumulatavisi.

 Firma finta per nac3

Lettera ad un coltissimo ateo missionario

La Ragione Suprema fa discorsi suoi, che non sempre si accordano a quel che dicono Gesù e Maria, i quali spiegano ed illustrano sempre molte cose, ma non sempre in maniera scientificamente esaustiva, e lo fanno a chi vogliono loro, e non necessariamente ai professori di Harward e ai grandi giornalisti di youtube dai quali mezzo mondo attinge rivoluzionarie prospettive.

Oh, guarda: forum, youtube, blog, facebook, non è che sia così tanto originale tutta questa solfa para-universitaria!

Noto che ti fidi di tutti, meno che dei santi, perchè desideri fidarti prima di tutto del tuo cervello, e di altri che come te rivendicano la Superiore Indipendenza.
Ma se il cervello fa la sua corsa, la faccia anche il cuore, che tu ormai hai essiccato e deluso alla Luce della Ragione.
Toh, và dunque dove ti condurrà il tuo nuovo feticcio, la tua vera Dea, la tua ultima Ragione di vita!

 

Proprio a causa della complessità della bibbia, complessa come la storia che essa ha solcato, per interpretarla è prima di tutto necessario desiderare di stare con Dio. Poi, verranno le istruzioni per interpretare il libro di Dio.
Tu forse non hai ancora raggiunto quel grado di divina familiarità, e così Dio, nella storia, pietoso ha mandato molti interpreti fra santi e mistici, e poi preti e teologi che, facendo 2+2, redigono infine dei "riassunti". Magari non saranno opere perfette e totalmente fedeli allo spirito originario, ma la sostanza è quella e non cambia:

 

 Maria c'è e non è una prostituta pre-incaica, Gesù c'è e non è la reincarnazione di Osiride.
Essi parlano, sono vivi, rivendicano la propria orginalità, ti dicono che c'è l'inferno, che c'è il paradiso, ci sono gli angeli, ci sono i santi, e se non ti va di rassegnarti alla fede, che non ha ragioni (è infatti una FEDE), amen!

 

 

Firma finta per nac3

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Animali in paradiso

Un uomo, morendo, ritrovò il suo cane.
Insieme si incamminarono su una strada che sembrava lastricata di madreperla. In fondo, un cancello dorato con un arco di vivissima luce al di là di esso.
Dopo un pò, giunsero davanti al maestoso cancello. A un lato, un signore che li attendeva sorridente.

 

– Scusi, mi saprebbe dire dove siamo?
Questo è il paradiso, signore – rispose l’uomo.
Wow! E non si potrebbe avere un po’ d’acqua?
Certo signore. Entri pure, dentro ho dell’acqua fresca, la migliore che abbia mai assaggiato!

 

Il signore fece un gesto e il cancello si aprì.

 

 – Può entrare anche il mio amico? – disse il viaggiatore indicando il cane.
Mi spiace signore, ma gli animali non possono entrare.

 

L’uomo pensò un istante, poi fece dietro front e tornò in strada con il suo cane.
I due ripresero a camminare; alla fine giunsero sul fianco morbido di una collina, prendendo per una strada fangosa che portava al borracciato ingresso di una fattoria. A un lato, un uomo che leggeva un libro seduto contro un albero.

 

 – Mi scusi – chiese il pellegrino – non avrebbe un po’ d’acqua?
Si, certo. Laggiù c’è una pompa, entri pure!
E il mio amico qui? – disse indicando il suo cane.
Vicino alla pompa dovrebbe esserci anche una ciotola.

 

Attraversarono l’ingresso ed effettivamente poco più in la c’era una rudimentale pompa a mano con a fianco una pietra a forma di ciotola. Il viaggiatore tirò su l’acqua dal pozzo, diede una lunga sorsata, poi riempì la ciotola per il cane.
Dissetati, tornarono dall’uomo seduto sotto l’albero.

 

Come si chiama questo posto? – chiese il viaggiatore.
Questo è il paradiso!
Beh, non è chiaro. Laggiù uno mi ha detto che il paradiso sta al di là di questa collina!
Ah, si riferisce a quel posto oltre un cancello fatto d’oro puro al quale ci si arriva camminando per una strada lastricata di madreperla?
Si, proprio quello.
No, quello è l’inferno.
Ma come… non vi secca che usino il vostro stesso nome?
Nient’affatto. Grazie a quest’inganno l’inferno accoglie tutti quelli che per entrare in paradiso abbandonano i loro compagni di viaggio.

L’Attenzione Armonica

Un giro armonico di attenzione SOSTENUTA NEL TEMPO ha molto “potere”. Infatti se Santa Maria durante le apparizioni spesso consiglia “novene“, tridui e settenari, un motivo ci sarà!

Essere costanti nella preghiera e nell’azione è molto, molto importante, eppure non basta!

Mediante il nostro sforzo cosciente, dovremmo decidere di ritirare consapevolmente, in maniera graduale, la nostra attenzione dalle molte immagini continuamente fornite dal “Mondo dell’Apparenza“, ancorandola soltanto alla Presenza di Dio, che dopo adeguata pratica prenderà a fluire come una corrente che, ritornando alla fonte (cioè noi stessi), ci porterà salute e tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

 

Lì dove è la tua attenzione, lì stai tu.
In ciò cui fissi la tua attenzione,
ti convertirai!

 

L’Amore circola costantemente e uniformemente attraverso tutto l’universo. Poroso come una spugna ed elastico come un  “respiro”, fa pulsare ogni cosa. Di ciò l’uomo moderno non è molto cosciente, preso com’è dal suo lavoro e dalle sue utilissime occupazioni quotidiane. Nondimeno questo flusso di Vita dal Cuore di Dio, raggiunge e penetra in egual misura tutti, giusti ed ingiusti, in ogni momento.

L’obiettivo da perseguire, per colui che desidera realizzarsi spiritualmente, consiste nell’aprire scientemente quella porta perpetuamente socchiusa, gestendo con attezione il sacro potere della sua Attenzione, finchè tutta la Volontà del Padre celeste scenderà in lui, consacrandolo.

Il modo più semplice per ottenere questo, è chiudere gli occhi costantemente ogni giorno, per un periodo sufficiente di tempo, almeno mezz’ora, senza fare o dire nulla.

Firma finta per nac3

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Terapia del dolore ed eutanasia

Per i laicisti

 

Nel cattolicesimo il dolore è andato incontro a sublimazione teologica e il patire è stato pedagogicamente legittimato. In nome di un teorema essi permettono a tormenti indicibili di continuare a gravare sul prossimo, quasi che il dio cristiano si compiaccia delle urla dei moribondi. In realtà, il dolore non ha alcun significato, e men che meno la sua accettazione è pregna di valore morale. Il suo valore è paragonabile a quello di una zanzara che ci ronza intorno mentre si studia: “accettandola” non si compie alcunché di “eroico” perché, se non ci fosse, studieremmo meglio e produrremmo di più.

L’inflizione di sofferenza fisica a un uomo è inammissibile per ogni cuore genuinamente umano, figuriamoci per il cuore di un fantomatico Dio creatore dell’umanità!

 

Per i cattolici

 

Il dolore è la punizione per il peccato, e il peccato è segreto amore per il Male.

Dio è Amore, amore tenerissimo per le sue creature, e come tale non può volere il dolore, tuttavia lo permette se, e solo se, quest’ultimo giova al rinsavimento della sua creatura, cioè se giova a “snidare in lei l’errore” e, quindi, a farla diventare più buona e difforme rispetto a cose insensate giacenti nel suo interno.

Quando un dolore viene finalmente accettato oppure tocca un giusto innocente, esso non funge più da veicolo di conversione e diventa strumento di espiazione per i peccati collettivi (oltre che di un eventuale colpevole passato). A questo destino “Apostolico e Corredentivo” Dio può chiamare chiunque, persino un infante, perchè chiunque può essere pronto, nella sua coscienza più profonda, ad un tale destino, simile a quello del Cristo. In questo modo l’Infinita Giustizia di Dio trova compimento, il malvagio si converte in figlio della Luce e la sofferenza del santo e dell’innocente si fa occasione di grazia per quelli non-santi e non-innocenti. Tutta l’umanità si uniforma chi in un modo chi nell’altro all’immagine del suo Dio, crocifisso e risorto insieme.

 

Per me

 

A proposito dell’eutanasia e dei modi umani di gestire la sofferenza fisica in ospedale, nonostante l’altissimo significato che il dolore assume nel cattolicesimo, non penso che la politica debba permettere che un malato terminale soffra sua controvoglia, maledicendo Dio e tutti (Stato compreso) fino all’ultimo sterile istante della sua vita, se il medico che l’assiste ha o potrebbe avere in mano il potere di abbreviare, lenire o togliere tale sofferenza! Come disse Gesù a Pilato, nessuno può avere un potere “che non gli sia stato dato dall’alto” (Gv cap.19, v.11), e se Dio ha dato alcuni poteri agli uomini, può darsi che nella Sua immensa bontà abbia chiamato i medici a condividere con Lui lo “scettro di misericordia”.

Pertanto, lo si usi senza indugio! Poichè quando Dio intende punire per redimere o convertire o santificare qualcuno, non è mai possibile gli manchi Potenza di farlo, nonostante qualunque parata di “scudi” umani! Pertanto…

 

…si ami con tutti gli strumenti che la scienza offre.

 

Ink-iconEd il clero istruisca i malati terminali sulle “magnifiche opportunità d’ascesa” che la sofferenza offre, con tutti i più bei predicozzi del mondo, fin dal primo istante della loro vita.

Genealogia dell’illuminazione

“Non accontentarti dell’orizzonte, ricerca l’infinito”.

 

Questo è il decreto che ha fatto eco nelle coscienze, e allora gli uomini di mezzo mondo sono partiti alla ricerca della ‘Illuminazione’.

Come? Leggendo libri. Questo nel caso migliore. Nel caso peggiore “IO DEVO SAPERE!” si è trasformato in “io devo accendere la tv!”, certo giammai in “io devo chiudere gli occhi!”. Eppure, è proprio “diventando ciechi” che si impara a vedere. La Beata Anna Maria Taigi, nella “facinorosa” contemplazione eucaristica scorgeva persino alcuni avvenimenti mondiali.

Il significato di ciò che siamo lo troviamo in noi, non a scuola, nei quotidiani, dal prete, dallo psicologo o dallo scienziato. Lo troviamo dentro di noi.
Il bisogno che sentiamo di notizie e ricette per evolverci e “migliorare”, è limitativo, del tutto relativo a uno spiacevole “effetto ottico” dovuto ad un insospettabile malfunzionamento interno della razionale intelligenza.

 

Invece di cercare informazioni,
cerchiamo l’Amore,
e troveremo l’Essenza!

 

 

Ogni risposta sta lì.

Tuttavia… l’amore è un sentimento!

Per cavare risposte concettuali da uno “stupido” sentimento, bisogna uscire una volta per tutte dal linguaggio della mente, la quale ama offrire magnifiche e “pragmatiche” soluzioni per tenerci al guinzaglio.

 

Si trovi il coraggio di metterle da parte!

 

È necessario che impariamo a collegarci e ricollegarci all’essenza spirituale di noi stessi, facendo tacere i piccoli “scientifici” pensieri. Bisogna imparare a vivere le cose semplicemente accettandole,  senza logorare l’anima con inutili oppure geniali pasticci verbali!

Se non umilieremo il cuore e le sue mozioni “senza senso”, la prima delle quali è L’ACCETTAZIONE INCONDIZIONATA, un’arresa senza confini, una chiusura totale e definitiva al non-sè, l’illuminazione verrà! Una cosa ci porterà verso un’altra e così di seguito. Dopo qualche tempo di questo strano training, ci renderemo conto di non avere più le stesse percezioni, che non abbiamo più la stessa concezione di noi stessi e delle esperienze che viviamo. Qualcosa è cambiato.

Allorchè ci saremo stabilizzati in noi stessi – in alleanza con lo Spirito – progrediremo enormemente. Acquisiremo il controllo del nostro corpo fisico, mentale ed emozionale, e questo non attraverso una dottrina imparata perfettamente a memoria, bensì attraverso una “fusione animica” con la parte più profonda di noi. NELL’AMORE E SOLO NELL’AMORE inizia il processo di allineamento della nostra volontà con la volontà di Dio, mettendo di conseguenza da parte il programma dell’ego.

Per chiarire, la struttura piccola e meschina dell’ego non si allontana con le catechesi e le lectio divine, A MENO CHE le catechesi non modifichino la struttura di Amore della mente, il che si realizza ben difficilmente, giacchè il cuore ben raramente sta nella testa.

In genere bisogna essere già avanti nel sentiero per permettere a una sola giusta parola di spingerci “oltre la soglia”; Gesù fu per alcuni proprio questa “gomitata”. E questa “porta”. Ma per altri fu solo una fiaccola, per altri ancora un fastidio.

Tutti gli insegnamenti, per quanto validi siano, hanno per definizione una origine esterna, e se è esterna, è chiaro che l’essere interiore si mostrerà prima o poi “scoperto”, cioè vulnerabile. E’ su questi “buchi” che i demoni nonchè la debolezza umana si aggrappano per riportare l’ego alla guida del corpo umano, ed è per questi vuoti perpetuamente possibili che non ci si stancherà mai di consigliare di cercare il Maestro dentro di sé nel Signor Amore prima ancora che in un sacro libro, luogo santo o divina persona. Queste cose possono invero dare una forte spinta nel cammino verso l’illuminazione, ma presentano l’insuperabile difetto di agire dall’esterno. Lo Spirito di Dio, invece, agisce dall’interno, ed ha il potere in se stesso di dare l’illuminazione tutta in una volta (pur con il dovuto personale e profondo lavoro di “depurazione” che preparò San Paolo e il buon ladrone ad un subitaneo ingresso nel Regno).

L’illuminazione, riassumendo, è questo: la riunione definitiva del “diviso” col sorgere della coscienza solare nel sé.
La pienissima coscienza della Vita (adattata alla capienza individuale) scenderà nella materia in tutte le nostre cellule – a cominciare da quella del cuore – e, da lì, impregnerà come un olio tutto il “sistema nervoso”, il quale si scoprirà stranamente diretto dall’evanescenza di un “profumo” piuttosto che di un inossidabile concetto, ciò che era abituato a fare prima.

 

appuntoE’ a questo punto che la luce si smette di prenderla a prestito da qualche cosa di esterno e si comincia a “tesserla” da sè.

 

Si è usciti dalla nostra vecchia umanità per integrare la nostra “divinità”, la quale altro non è che l’umanità per come la pensò Dio al principio del tempo. Il vecchio abito cadrà letteralmente in polvere e improvvisamente vedremo la nostra nudità, quindi la nostra realtà! Sarà una vera fortuna, una vera occasione per noi! Se perciò si comincia a sentire che il vecchio aspetto sfugge via, non si cerchi di riprenderlo! Non si cerchi affatto di trattenerlo per ogni evenienza, “in caso che”! Quello che è stato non sarà più, quello che siamo stati non lo saremo più.

L’uomo in Dio

Nel cattolicesimo si dice che l’uomo mediante il battesimo diventa “figlio di Dio”; nelle altre spiritualità, principalmente asiatiche ed amerinde – ma soprattutto nella New Age come collettrice di queste – si tende invece a riconoscere una sacralità interna all’essere umano in quanto creatura progettata dalla mente di Dio (non in quanto aspersa con dell’acqua benedetta o redenta dal Cristo).

Cercherò in questa pagina di ricamare qualche punto di contatto tra le due diverse prospettive, affinchè traggano spessore l’una dall’altra. Infatti prese singolarmente sembrano povere o zoppe. Ordunque cominciamo: ogni buon cattolico sa bene che il corpo è “tempio di Dio” (1Cor 6-13), ma se è “tempio”, deve pur custodire una qualche “divinità”!

Questa “divinità” è – secondo le “demoniache” dottrine orientali – una particella divina che ha la conoscenza del Tutto e che è perpetuamente collegata al Tutto. Essa viene direttamente da Dio e coincide con lo Spirito dell’uomo che dà vita all’anima la quale, a sua volta, anima il corpo. In virtù di tale particella, noi facciamo parte del Tutto ed il Tutto è in noi. Questa consapevolezza per un prete della vecchia generazione, potrebbe stimolare tra la povera gente una superbia luciferina (anche nei confronti della gerarchia ecclesiastica!), quindi – anzichè affrontare direttamente la questione – preferisce organizzare i discorsi in altra maniera. Ma io so che oggi molti hanno studiato e non c’è più pericolo che scambino gli uomini per dèi! [anche se nel vecchio testamento c’è scritto: “Voi siete dèi” (xx,xx), risottolineato da Gesù nel nuovo testamento: “Voi siete dèi” (xx,xx)]. Perciò adesso dico: 

 

Un uomo che respira,
è l’inspirazione del Creatore.
Gli uomini che camminano,
sono il cammino di Dio nella storia.

 

Come i globuli rossi portano l’ossigeno a tutti i tessuti, così gli uomini fanno circolare Dio in tutto il Creato. Tuttavia, l’essere umano non è fatto per ricordare sulla Terra la sua propria funzione “anti-ossidante“, non sarà possibile per lui conoscersi o guardarsi come lo guardano gli angeli “sull’altro lato del velo“; e siccome propriamente questo è quanto si dice essere la “prova umana”, possiamo pure scordarci di accedere in questa vita alla totalità di quello che noi siamo realmente! E’ possibile avere solo qualche saltuaria “dispensa”, non solo esteriore – attraverso un buon libro o una buona lezione, ma anche interiore.

Spiegherò meglio quest’ultimo punto.

Lo Spirito nell’universo si manifesta “a piani” (dimensioni).
Ogni dimensione gode di un particolare accesso a una parte della Divinità; le dimensioni superiori accedono alle parti più alte della Divinità e coloro che le abitano sono in relazione intima e costante con l’universo intero.

Ora, ogni essere vive nella dimensione adatta a quello che è o ha scelto di diventare. Ma con un’eventuale “promozione” a una dimensione superiore (o inferiore), gli viene anche concessa l’opportunità di accedere a piani diversi della sua propria spiritualità (quella contenuta nella particella “seme”). La morte realizza il primo e più importante di questi “passaggi”, ma poichè nell’uomo esistono diversi “livelli” (sub-conscio, pre-conscio, conscio, io e super-io), è possibile che mentre una persona stia su questa Terra, altre parti di lei sfiorino occasionalmente dimensioni diverse.

appuntoIl sonno è una “piccola morte”, e concede parziale libertà di movimento alla nostra parte spirituale, che può ora salire ora scendere rispetto al piano in cui giace il corpo materiale.
La preghiera e la meditazione possono alle volte coadiuvare piccole "escursioni". L’essere umano è perciò un essere “multidimensionale”, ma in quanto portatore del “seme di Vita”, è sempre a contatto con la parte più Rifulgente di Dio, pur non essendone consapevole. Un giorno, però, a seguito di molteplici transizioni, vivrà Il Rapporto in pienissima coscienza.

Il fatto che a seguito della naturale cecità umana si venga a creare una specie di “dualità” tra essere mortale ed essere immortale, mondo ed iper-mondo, cielo e terra, corpo ed anima, anima e spirito, non è una frattura nell’ordine della creazione e della psiche della creatura, è invece un mezzo ottimo attraverso cui la materia morta ed inerte, prende ad evolversi, diventando viva e luminosa.
Infatti, un essere pienamente carnale e allo stesso tempo pienamente spirituale, fa esperienza della vita a tutti i livelli possibili, e pertanto quando “si innalza”, in realtà non illumina solo se stesso: aiuta i “mondi” ad elevarsi, proprio in virtù dello strettissimo vincolo che dentro di lui esiste tra materia e spirito, coscienza e incoscienza.

Più l’uomo ha sentore della sua appartenenza al Tutto (e della divinità nascosta in sé), più facilmente supererà le difficoltà della vita, ovunque egli si trovi. Ma questo può accadere quando l’anima – a qualsiasi livello si trovi – saprà di essere tutto e allo stesso tempo niente in rapporto a quello che deve ancora capire di Dio e della Vita.

 

L’uomo?
Se si vanta, lo abbasso;
se si abbassa, lo esalto;
e sempre lo contraddico,
finchè non capisca
che è un mostro incomprensibile.

(da “Pensieri” di Blaise Pascal)

Articoli religiosi: come usarli

Il rosario non è una formula magica da recitare il più in fretta possibile affinchè i demoni spariscano tutti d’un colpo.

Purtroppo nella Chiesa cattolica anche fra uomini e donne istruite, spesso si dimentica il peso delle azioni umane e la responsabilità di ogni cuore, come anche l’infinito rispetto che Dio tiene per quel cuore e la sua Libertà; vale a dire, se si ama il male, il peccato, e proprio non capisci dove sta il male in quel peccato, non c’è fiorita convinzione, formula latina o illustre esorcismo che tenga: attirerai demoni come la cacca le mosche.

Ancora oggi sono molti i cattolici che si sforzano di “lanciare incantesimi” anzichè riflettere l’incantesimo di un sentimento di luce e di amore che si sparge nel mondo senza parole. Venendo meno questo prezioso elisir, le preghiere a Dio non possono che arrivare con un’ala soltanto (se ci arrivano).
Croci, medagliette e bottigliette dell’acqua benedetta sono dal credente medio sparsi ingenuamente e appesi agli specchietti retrovisori delle automobili come i mazzi d’aglio di fronte casa nella battaglia contro i vampiri; è vero che il mondo ha resistito a molti tentativi di penetrazione da parte della scienza e alcune cose potrebbero rivelarsi più utili di altre nella lotta contro problemi più incomprensibili di altri, tuttavia, nel cattolicesimo reale la “potenza” di tutti gli articoli religiosi passa attraverso la BENEDIZIONE.
A sua volta la “potenza” di una benedizione – rivolta non ad una persona ma ad un determinato oggetto – si stabilisce in “alchimia” con la parola del Cristo (mediata dal sacerdote) da una parte, e il significato spirituale che il fedele associa a quell’oggetto nel suo proprio cuore dall’altra.
Senza tale benedizione, tutti gli articoli religiosi sono semplici oggetti, che potrebbero nondimeno presentare una qualche “effetto magico” nella misura in cui tali oggetti inanimati e in se stessi insignificanti diventano “segno” PER QUALCUNO.
Quando scrivo “qualcuno” mi riferisco a TUTTI i qualcuno, siano essi vivi o morti, angeli o demoni: una croce per noi può essere solo un arido pezzo di legno, ma un demone sa meglio degli umani a cosa essa alluda, ciò per cui non potrà mai trovarsi completamente a suo agio in forzata contemplazione dinanzi ad essa.

 

L’aspetto ed il ricordo di qualcosa da qualcosa,
possono fungere da deterrente per qualcuno.

 

Per questo, anche nel dubbio è sempre conveniente portare addosso qualche oggetto benedetto, appendere articoli sacri alle pareti di casa e spargere acqua benedetta di quando in quando. Naturalmente, però, se la nostra fede è debole, anche il risultato sarà debole. Se il nostro amore è poco brillante, l’oscurità prima o poi entrerà. E una madonna gigante sul giardino di casa servirà a poco.

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La preghiera cantata

La preghiera verbale è supplica, è richiesta, è grido.

La preghiera spirituale è "ascolto".

Percepita la profondità e diversità delle due cose, siamo pronti per passare alla terza: il canto.

Chi canta prega 2 volte” dice Maria a Medjugorie.

Tuttavia, non mi sembra che la Signora del Cielo tenga lezioni di filosofia da quelle parti, pertanto mi assumerò io il compito di farne una, tanto per mettere i puntini sulle i.

Chi canta (per Dio) non è vero che “prega 2 volte”, fa proprio un’altra cosa per Dio. Questa precisazione discende dal tentativo di correggere un abuso di cui oggi è oggetto il termine “preghiera”, un termine inflazionato che da qualche tempo a questa parte ha preso a circolare ovunque per essere adattato a qualunque pia attività cristiana. Così:

  1. Lavorare in ufficio ma “in Dio” (- si dice) è diventato preghiera;
  2. Fasciare una ferita è preghiera;
  3. Fare elemosine è preghiera;
  4. Pensare alla sublimità di Dio è preghiera;
  5. Recitare il rosario è preghiera;
  6. Leggere la bibbia è preghiera (i gesuiti predicano spesso l'espressione: "pregare il vangelo");
  7. Osservare i comandamenti è preghiera (ho trovato un fascicolo in chiesa dove c'era scritto davvero: "Pregare i Comandamenti"!).

Capisco che ormai i cattolici del XXI secolo siano anime mistiche (quindi incomprensibili ai più) ma non bisognerebbe coltivare il pressappochismo solo perchè si è "spirituali". Un pò di analitica accuratezza, anche in quest'ambito, non guasta mica!
Con l'attuale confuso gergo, “chi canta prega 2 volte” non dovrebbe significare: “chi canta accudisce una quantità doppia di bambini” o “chi canta sa, legge ed osserva più di uno che non canta”? Naturalmente, lavorare o essere saggi sono cose che non risentono affatto di quello che cantiamo; se manca una buona cultura cristiana, se mancano adeguate letture della bibbia e dei suoi testi-satelliti, cantare non illuminerà la mente. Se si ama poco, cantare non aumenterà quest'amore. Se manca la capacità di immergersi nel silenzio del lavoro che si sta eseguendo, cantare non aumenterà questa capacità, anzi con il suo risplendente chiasso ci indebolirà alquanto allorchè torneremo alle nostre mute e tristi faccende lavorative.

Avendo noi una preghiera verbale il più delle volte stanca, meccanica e distratta, Maria si trova costretta a dire “Cari figli, chi canta prega due volte”, ma a priori non si può destituire neppure di uno yota il valore della preghiera non-cantata rispetto ad una cantata. Quella cantata “vale il doppio” se quella non-cantata è fatta male, ma se la si facesse bene, varrebbe TANTO QUANTO quella musicale. Perché? Perché è l’impegno d’anima che conta, non le ricette per fare incantesimi più potenti.

E’ solo e soltanto questo “maggiore impegno d'anima” che conferisce veracità all’enunciato: “chi canta prega due volte”, giacchè cantare coinvolge di fatto maggiori risorse interne che non la sola parola recitata a memoria, ma non è esattamente “preghiera” quella che l’orante fa cantando: volendo mettere un po’ d’ordine nel lessico utilizzato fra gli specialisti, cantare non è chiedere, cantare non è supplicare, cantare non è implorare, non è una preghiera verbale e non è neppure preghiera spirituale di ascolto, pur essendo ANCHE questo; questo è il trampolino da cui si tuffa il nuotatore, ma cantare è immergersi nel mare. E come nuotare non è camminare, così cantare non è pregare. In entrambi i casi si va "avanti", ma in modo diverso e attraverso mezzi diversi.

La canzone è preghiera (e come tale valgono le raccomandazioni fatte per quella – "scriversela è meglio di copiarla"), ma non è preghiera propriamente detta, alla stessa maniera in cui una 16enne dopo le prime mestruazioni non è più una bambina propriamente detta, pur conservandone ancora tutte le caratteristiche (fa i capricci come prima ed è giovane come prima).

 

intralinkN.B. Creare una canzone è molto più difficile che scrivere una preghiera, bisogna avere del talento o, in mancanza di questo, una buona educazione scolastica di tipo musicale. Si può aggirare "l'ingessamento" adattando delle parole completamente nostre a una melodia non nostra. Lavorare sulle sillabe con gli spartiti creati da altri, è molto semplice. 

Le danze di Carlos Castaneda

L’importanza del “gesto” nella vita spirituale l’ho capita grazie non ai soliti orientali (cino-giapponesi, induisti, buddisti), ma grazie alla tradizione olmeca, quindi spostandomi dall’altra parte del mondo.

Gli olmechi sono una delle civiltà pre-incaiche, perciò precedenti persino ai famosi maya dell’america centrale. Oggi la loro eredità è stata resa pubblicamente al mondo grazie a Carlos Castaneda, un antropologo cattolico di stringente razionalità scientifica occidentale, parzialmente “convertito” da don Juan (maestro di lignaggio, appunto, olmeco).

Il nucleo centrale di questa “demoniaca” dottrina, come si è detto è l’attribuzione al movimento corporeo di una “spiritualità intrinseca”, cioè di un proprio specifico tipo di “pensiero”, ruolo e “potere”.

Nella tradizione indù Dio generò le innumerevoli forme degli esseri, dando innumerevoli forme al suo proprio corpo; su questa falsa riga si muove la tradizione olmeca la quale esplora non il mantra, la preghiera, il canto o l’elemosina, ma il “ballo” quale mezzo privilegiato di ascesa spirituale, avvicinando sensazioni che generano immediata verità.

Ballo F

Con la religione cattolica occidentale si fa invece il contrario: si aspetta una conoscenza (veicolata da uno o più libri/persone) per acquisire una determinata sensazione che ci darà la vera “fede” e, quindi, il giusto comportamento.

Lo sciamanesimo olmeco è dunque molto poco “filosofico” e molto più pragmatico.

Come sempre, justeco estas en la mezo (“la giustizia sta nel mezzo”).

 

 «Nessuno può dire cosa ciascun guerriero farà col potere; forse voi due vivrete tranquillamente, ignoti, sulla faccia della terra; o forse diventerete uomini odiosi, o forse celebri, o benevoli. Tutto dipende dall’impeccabilità e dalla libertà del vostro spirito».

Don Juan in “L’isola del tonal” di Carlos Castaneda.

 

Ho riportato questa frase per spiegare che il percorso iniziatico olmeco è un percorso per divenire completamente se stessi, di qualunque natura sia questo “se stessi”; nel cattolicesimo quest’aspetto del cammino spirituale è trascurato, immagino perché Gesù sapeva bene che gli uomini sono per lo più cattivi, e se venissero restituiti loro i “superpoteri”, ahimè cosa sarebbe diventato il mondo!

Noi però oggi siamo alla “fine dei tempi”, e la fine dei tempi è la “fine” proprio perché è la fine dei cattivi. Inoltre, non se ne può più delle cognizioni spirituali troppo approssimative che circolano soprattutto nel cristianesimo, buone per tenere il palco, ma non per cambiare i cuori, o anche solo le giornate. Occorre un po’ più di “scienza”, dal momento che tutti ormai amano farsi scienziati di ragion splendenti; i testi di don Juan sono a tal scopo un utile approfondimento.

In “Tensegrità” – la disciplina pseudo-pilates/yoga fondata da Carlos – si consigliano precisi schemi “magici”: “alza la mano abbassa la coscia allunga il bacino poi fai così col braccio, colà con la testa etc etc” che io personalmente non ho avuto la pazienza di imparare a memoria, anzi, di far imparare al corpo a memoria. Infatti, il “diploma” in questa “ginnastica”, a detta di Carlos, si ha il giorno in cui il corpo si muove da sé stesso secondo il “ballo” desiderato, SENZA CHE LA MENTE SI INTROMETTA; questo fenomeno non ha nulla di mistico, sebbene lo sembri: quando il pianista impara alcuni pezzi a memoria, le mani dopo un po’ si muovono per conto loro, e questo non ha nulla di magico. Anzi ogniqualvolta l’analisi critica si accende durante l’esecuzione di un brano – cercando di capire cosa le sue mani fanno esattamente – il pianista và in tilt e deve rileggere le note sullo spartito. Questo si che è un mistero. Ad ogni modo poiché in ambito spirituale mi danno fastidio persino i rosari pregati come il 5 maggio, ho deciso di non far  “recitare” al corpo neppure le coreografie create da altri, millenni fa, per quanto venerabili don Juan diceva che fossero.

appuntoOgni rosario ha una struttura in sé, che Maria approva.
Ogni ballo olmeco ha una struttura in sé, che i preti olmechi approvarono.

Entrambi, perciò, formano la mente (sebbene attraverso mezzi diversi – la parola il primo, il movimento il secondo). Ma per non trasformare queste cose in stupidi riti magicosi, io direi di farli come comandato quando “ci si sente”, senza opprimere lo spirito. L’unica cosa attraverso cui costringere lo spirito, è il TEMPO da donare a Dio. In questo sacro tempo si canti, si preghi, si balli, si legga, si narri, si fascino ferite e si ascolti il silenzio; ogni cosa in un certo senso è l’altra, quindi nessun senso di colpa se si preferisce fare una cosa piuttosto che l’altra! E’ questo quello che penso.

appuntoOgnuno dovrebbe costruirsi il proprio movimento e la propria serie di movimenti, ed esercitare negli anni quelli, perchè troppa "preghiera spontanea" risulta alla lunga inconcludente e dispersiva, mentre, d'altro canto, troppa impalcatura logora. La via di mezzo è trovare un "set" di parole/balli nei quali ci possiamo sentire completamente rispecchiati nella maggior parte delle situazioni della vita.

Ma torniamo ai “passi” olmechi. Come dicevo, fino ad ora non li ho mai provati nella sequenza raccomandata, ho solo recitato “estratti singoli”, perché “ognuno di essi può aprire un sentiero verso l’infinito”; fra gli infiniti “brani” proposti in Tensegrità, ne ho scelti alcuni ed eseguo saltuariamente quelli, miscelati con altri che invento al momento. Mi sono mosso secondo “l’ondeggiamento” dello Spirito (mio), puntellato dai consigli altrui. L’effetto, già dopo la prima “applicazione”, è stato il seguente: camminavo per la città con una inconsueta lucidità mentale, era come se alcuni pensieri costantemente “emersi”, si fossero decisi ad abbassarsi un pelo sotto il livello dell’acqua; erano ancora lì, lo sapevo bene, ma l’orizzonte sembrava più sgombro e pulito. Non posso allora che consigliare di provare almeno una volta questa curiosa e nuova pratica spirituale, per farsene un’opinione diretta e personale.

Firma finta per nac3

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