Le danze di Carlos Castaneda

L’importanza del “gesto” nella vita spirituale l’ho capita grazie non ai soliti orientali (cino-giapponesi, induisti, buddisti), ma grazie alla tradizione olmeca, quindi spostandomi dall’altra parte del mondo.

Gli olmechi sono una delle civiltà pre-incaiche, perciò precedenti persino ai famosi maya dell’america centrale. Oggi la loro eredità è stata resa pubblicamente al mondo grazie a Carlos Castaneda, un antropologo cattolico di stringente razionalità scientifica occidentale, parzialmente “convertito” da don Juan (maestro di lignaggio, appunto, olmeco).

Il nucleo centrale di questa “demoniaca” dottrina, come si è detto è l’attribuzione al movimento corporeo di una “spiritualità intrinseca”, cioè di un proprio specifico tipo di “pensiero”, ruolo e “potere”.

Nella tradizione indù Dio generò le innumerevoli forme degli esseri, dando innumerevoli forme al suo proprio corpo; su questa falsa riga si muove la tradizione olmeca la quale esplora non il mantra, la preghiera, il canto o l’elemosina, ma il “ballo” quale mezzo privilegiato di ascesa spirituale, avvicinando sensazioni che generano immediata verità.

Ballo F

Con la religione cattolica occidentale si fa invece il contrario: si aspetta una conoscenza (veicolata da uno o più libri/persone) per acquisire una determinata sensazione che ci darà la vera “fede” e, quindi, il giusto comportamento.

Lo sciamanesimo olmeco è dunque molto poco “filosofico” e molto più pragmatico.

Come sempre, justeco estas en la mezo (“la giustizia sta nel mezzo”).

 

 «Nessuno può dire cosa ciascun guerriero farà col potere; forse voi due vivrete tranquillamente, ignoti, sulla faccia della terra; o forse diventerete uomini odiosi, o forse celebri, o benevoli. Tutto dipende dall’impeccabilità e dalla libertà del vostro spirito».

Don Juan in “L’isola del tonal” di Carlos Castaneda.

 

Ho riportato questa frase per spiegare che il percorso iniziatico olmeco è un percorso per divenire completamente se stessi, di qualunque natura sia questo “se stessi”; nel cattolicesimo quest’aspetto del cammino spirituale è trascurato, immagino perché Gesù sapeva bene che gli uomini sono per lo più cattivi, e se venissero restituiti loro i “superpoteri”, ahimè cosa sarebbe diventato il mondo!

Noi però oggi siamo alla “fine dei tempi”, e la fine dei tempi è la “fine” proprio perché è la fine dei cattivi. Inoltre, non se ne può più delle cognizioni spirituali troppo approssimative che circolano soprattutto nel cristianesimo, buone per tenere il palco, ma non per cambiare i cuori, o anche solo le giornate. Occorre un po’ più di “scienza”, dal momento che tutti ormai amano farsi scienziati di ragion splendenti; i testi di don Juan sono a tal scopo un utile approfondimento.

In “Tensegrità” – la disciplina pseudo-pilates/yoga fondata da Carlos – si consigliano precisi schemi “magici”: “alza la mano abbassa la coscia allunga il bacino poi fai così col braccio, colà con la testa etc etc” che io personalmente non ho avuto la pazienza di imparare a memoria, anzi, di far imparare al corpo a memoria. Infatti, il “diploma” in questa “ginnastica”, a detta di Carlos, si ha il giorno in cui il corpo si muove da sé stesso secondo il “ballo” desiderato, SENZA CHE LA MENTE SI INTROMETTA; questo fenomeno non ha nulla di mistico, sebbene lo sembri: quando il pianista impara alcuni pezzi a memoria, le mani dopo un po’ si muovono per conto loro, e questo non ha nulla di magico. Anzi ogniqualvolta l’analisi critica si accende durante l’esecuzione di un brano – cercando di capire cosa le sue mani fanno esattamente – il pianista và in tilt e deve rileggere le note sullo spartito. Questo si che è un mistero. Ad ogni modo poiché in ambito spirituale mi danno fastidio persino i rosari pregati come il 5 maggio, ho deciso di non far  “recitare” al corpo neppure le coreografie create da altri, millenni fa, per quanto venerabili don Juan diceva che fossero.

appuntoOgni rosario ha una struttura in sé, che Maria approva.
Ogni ballo olmeco ha una struttura in sé, che i preti olmechi approvarono.

Entrambi, perciò, formano la mente (sebbene attraverso mezzi diversi – la parola il primo, il movimento il secondo). Ma per non trasformare queste cose in stupidi riti magicosi, io direi di farli come comandato quando “ci si sente”, senza opprimere lo spirito. L’unica cosa attraverso cui costringere lo spirito, è il TEMPO da donare a Dio. In questo sacro tempo si canti, si preghi, si balli, si legga, si narri, si fascino ferite e si ascolti il silenzio; ogni cosa in un certo senso è l’altra, quindi nessun senso di colpa se si preferisce fare una cosa piuttosto che l’altra! E’ questo quello che penso.

appuntoOgnuno dovrebbe costruirsi il proprio movimento e la propria serie di movimenti, ed esercitare negli anni quelli, perchè troppa "preghiera spontanea" risulta alla lunga inconcludente e dispersiva, mentre, d'altro canto, troppa impalcatura logora. La via di mezzo è trovare un "set" di parole/balli nei quali ci possiamo sentire completamente rispecchiati nella maggior parte delle situazioni della vita.

Ma torniamo ai “passi” olmechi. Come dicevo, fino ad ora non li ho mai provati nella sequenza raccomandata, ho solo recitato “estratti singoli”, perché “ognuno di essi può aprire un sentiero verso l’infinito”; fra gli infiniti “brani” proposti in Tensegrità, ne ho scelti alcuni ed eseguo saltuariamente quelli, miscelati con altri che invento al momento. Mi sono mosso secondo “l’ondeggiamento” dello Spirito (mio), puntellato dai consigli altrui. L’effetto, già dopo la prima “applicazione”, è stato il seguente: camminavo per la città con una inconsueta lucidità mentale, era come se alcuni pensieri costantemente “emersi”, si fossero decisi ad abbassarsi un pelo sotto il livello dell’acqua; erano ancora lì, lo sapevo bene, ma l’orizzonte sembrava più sgombro e pulito. Non posso allora che consigliare di provare almeno una volta questa curiosa e nuova pratica spirituale, per farsene un’opinione diretta e personale.

Firma finta per nac3

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