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“…ma la bibbia dice cose stupide!”


La bibbia non è scritta per dare veri e propri contenuti,
ma offre i mezzi per disciplinare ogni contenuto
!

 

La bibbia offre Schemi e Interazioni utili ad orientare il lettore nei problemi tipici di un particolare tempo e situazione storica. Infatti, parliamo degli alieni: Gesù ha detto qualcosa in proposito? Parliamo della filosofia: Gesù ha spiegato qualcosa? Parliamo degli organismi unicellulari, di Gheddaffi, delle muffe e delle multinazionali: Gesù ha rivelato “la verità”?
No.
Eppure… sapeva ogni cosa!
Egli scelse di stare zitto, perchè il TEMPO STORICO era quello e non un altro.
In un tempo storico diverso, probabilmente, la bibbia avrebbe contenuto anche rivelazioni scientifiche! Ma per questo nostro tempo storico, e per questa nostra umanità… non era necessario.
Quindi, ciò che nella bibbia va osservato e celebrato non sono i contenuti (spesso assenti, banali o addirittura errati e malvagi) ma i COMPORTAMENTI, e non tanto degli uomini ivi menzionati, quanto del testo stesso!

olismo bibbiaL’approccio migliore allo studio di un Sacro Testo – a qualunque popolo esso appartenga – è quello olistico.
Un studio olistico non squarta il testo in versi e versetti, parole e frasi da incriminare, ma riconduce alla testa la causa di un male al piede, trova nell’ultima pagina il senso della prima, giudica il particolare in vista del generale, non dimenticando mai che l’intero è più della somma matematica delle parti.
Per questo motivo non basta leggere una volta la bibbia per comprenderla o farsi aiutare da essa: non si sa mai quale dettaglio di quale particolare episodio, un dì saltato per distrazione, possa oggi mettere in una nuova luce tutto il testo e, con esso, la vicenda personale di noi che in quel momento nuovamente lo leggiamo.

A significati fissi ed eterni, la bibbia – in quanto testo fatto di lettere, storia e società – affianca dei significati mutevoli, trasparenti solo apparentemente, dato che ogni libro di natura spirituale non desidera tanto dare risposte esatte ai problemi esatti che la mente ci pone, quanto aiutare il cuore a scegliere se stesso, e a tale scopo deve necessariamente assumere un aspetto cangiante, sfuggente, liberamente interpretabile, perciò contraddittorio ma solo apparentemente.

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“…e perchè insegnare con la bibbia, piuttosto che con la Scienza?

 Perchè la bibbia e più in generale ogni “Sacro Testo”
appartiene al dna di un popolo.

 

E’ ancorato nelle profondità dell’Inconscio Collettivo

 

e perciò citandone le parole

 

si potrebbe fare leva sulla comprensione innata dell’interlocutore, piuttosto che sulla sua razionalità spesso difettosa.

 

attention

Naturalmente la cosa migliore sarebbe non turarsi le orecchie da nessuno dei 2 lati, bensì INTEGRARE gli insegnamenti che vengono dalle concrezioni dello Spirito nella società cui si appartiene (religione ufficiale e sua ‘bibbia’) con quelli che vengono dalla ragione umana/scientifica e sue ‘prove ed argomentazioni’.

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La Bibbia

La Bibbia è l’Unico Testo della Salvezza?

 

La conoscenza che la Bibbia esibisce, non è Conoscenza. E’ conoscenza-per-seguire-Gesù.
La conoscenza che il Corano esibisce, non è Conoscenza. E’ conoscenza-per-seguire-Allah.
La conoscenza che il Dàodé Jīng esibisce, non è Conoscenza. E’ conoscenza-per-seguire-il-Tao.
Quindi…

 

Ogni testo trova nel suo scopo,
il Limite della sua Verità.

 

Ragionando da questo punto di vista, AI FINI DELLA MEDITAZIONE CONCETTUALE (intesa come aumento di Conoscenza), non è detto che un testo sacro serva più di uno laico, non foss’altro per il motivo che sia gli uni che gli altri provengono dalla mano dell’uomo. Quand’anche l’arcangelo Gabriele dettasse uno scritto (questo è il caso del Corano, la bibbia islamica), sempre c’è bisogno della testa dell’uomo che oda il messaggio e lo trascriva: un’operazione di “filtraggio” è connaturata alla stessa operazione di ascolto.

Dunque la domanda da farsi è: “Quanto lo scrivano ha saputo allontanare sè da se stesso, per liberare la voce di Dio in sé e, poi, imbrigliarla sulla carta?”. Un profeta può riuscirci più o meno bene, più o meno completamente; ma anche un artista o un uomo comune può farlo in certi lavori o momenti della sua vita! Cosa cambia, allora?

Cambia la “portata”: un profeta parla per popoli e nazioni, un artista o una persona intelligente per “nicchie di settore”. Wittgenstein, ad esempio, ha detto cose sagge? Certamente! Sono allora i suoi dei testi “sacri”? Certo che no, tant’è vero che si studia solo all’università, nel corso di “filosofia del linguaggio”. Dio, dunque, attraverso Wittgenstein e Russell e studiosi simili, parla e aiuta tutti coloro che si fanno complessi filosofici sul linguaggio. I loro testi diventano “sacri” solo per coloro la cui vita intellettuale ha finito per coincidere con la vita spirituale, il che non è certo un bene.

Ma può anche accadere di “consacrarsi” a un pittore, a un letterato o più in generale a un movimento artistico-culturale, allora la vita “emozionale” si è sovrapposta fino a custodire completamente la vita spirituale. Neppure questo è un bene.

Invece un profeta smuove con la sua parola tutte le dimensioni dell’umanità: quella emotiva come quella intellettuale, quella spirituale come quella anima-le1(ecco spiegata la presenza di trucide guerre e sevizie persino nella bibbia!), e in virtù di tale completezza il suo testo ha tutto il diritto di dirsi “sacro”, “divino”. Dio, poi, guidando (e mai violentando!) le circostanze storiche, impone quel libro a interi popoli e nazioni, affinchè lo odano bene e nessuno sfugga. Allora ognuno sceglierà liberamente come e quando integrarlo in sè.

Questo ci può suggerire qualcosa anche sul motivo per cui esistono molteplici testi sacri, sacri ognuno tanto quanto l’altro: se esistesse un popolo sulla luna, a quello Dio dovrebbe dare la sua guida, la sua bibbia, ma forse che gli apostoli avevano astronavi? Pertanto, Egli desterà nel popolo della luna un profeta, il quale utilizzerà gli eventi della storia del popolo della Luna per parlare al popolo della Luna, alla stessa identica maniera in cui ha utilizzato le vicende del popolo ebraico per parlare ai popoli dell’eurasia. E siccome da San Basilio e San Paolo i cinesi non erano raggiungibili, né lo erano i messicani, gli andini, i canadesi, gli indiani e gli hawaiani, Dio ha pensato di guidare anche questi altri ovili attraverso pecore nate sul posto: Mosè trasse acqua dalle rocce ma non aveva superpoteri e non veniva da un altro pianeta; idem per Gesù. Proprio perché erano “uno dei nostri”, il loro messaggio fu tanto più “umano”, credibile, affidabile. Come sappiamo, però, neppure questo bastò a render loro facile la vita. Figuriamoci allora cosa sarebbe accaduto se fossero stati “alieni” a tutti gli effetti, e una bibbia da loro eventualmente proposta raccontasse eventi del tutto sacri si ma di un altro mondo, di un altro spazio e di un altro tempo!

Pertanto, bibbie e leader delle altre religioni non sono necessariamente demoniaci solo perché diversi dai nostri: essi sono la migliore risposta storico-sociale che Dio, nel rispetto delle libere contingenze terrene, ha potuto offrire alle esigenze spirituali di un popolo altro. Se qualcuno di questi testi ci dovessero sembrare illuminanti come Wittgenstein, perché non leggerli? Hanno insegnato ad ampie fette di società, insegneranno qualcosa anche a noi che apparteniamo ad un’altrettanto validissima religione. L’importante è sapersi sempre svincolare allorchè l’abbraccio dovesse divenire troppo stretto, affinchè sia rispettata la nostra più autentica vocazione: quella con cui ci ha battezzato lo Spirito della Storia.

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