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“Perchè una guida spirituale?”

guida spirituale padre eremitaNel cattolicesimo la “guida spirituale” è quel prete o monaco cui il fidente credente chiede appunto “direzione” ogni 2, 3 mesi o più. Tale figura non coincide con quella del confessore, il quale ultimo è un prete al quale si confessano i peccati, e non necessariamente i dubbi esistenziali.
Da una guida spirituale ci si deve sentire capiti, in qualche modo, ciò per cui la si cerca anche col lanternino; il confessore invece può dirti: “ehi faccia presto ho messa da celebrare“, e non sarebbe per questo un “prete malvagio” in quanto non si può sperare di essere capiti dal primo che capita.
A tutti coloro che chiedono di farsi preti o suore, l’istituto Chiesa affianca una “guida spirituale”, in aggiunta al basilare confessore.

Nella New Age non esiste una tale figura, in quanto la New Age non è un istituto, ma semplicemente uno stile di pensiero diffuso più o meno sottilmente nella società contemporanea.
La mancata istituzionalizzazione di tale movimento, è legata anche alla voluta assenza di guide spirituali, così importanti nelle altre religioni.
Nella New Age “io sono Dio“, quindi, “io sono guida di me stesso“!
Questo può essere condiviso solo al 50%!
Le circostanze della vita sono troppo varie perché possiamo averne perfetto controllo secondo i nostri scopi.

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Concentrato su te stesso e sul tuo desiderio, ben presto vedrai questo desiderio condurti “fuori di te”, cioè oltre il proposito che avevi preso con tanto zelo e amore, a destra e a sinistra della via che sapevi essere quella giusta per te.
Certo quell’impegno l’hai preso proprio tu, ricordi? Perché allora adesso non hai voglia di perseverare?
Perché ti costa fatica!
Una modella ti fa la corte e tu vuoi capire che cosa vuoi veramente dalla vita…

 

…ma non avevi già scelto ogni cosa?

 

Non avesti un dì scelto quella moglie, quella famiglia e quella vita? Che giorno spettacolare quello! Ricordi? Ma tu adesso vuoi capire “che cosa vuoi veramente dalla vita”, ti ci vuole quindi un “insegnamento”.
Ora, l’insegnamento è una luce, ma il comando una lampada! E la luce procede dalla lampada.
Da chi dunque ricevere questo fosforescente “comando”? Da te stesso? Ma è te stesso che, libero incostante e insipiente, crea distrugge e riconfeziona il tuo problema nell’arco di un solo istante!
Dunque di un dio, di un libro, di un’idea o di un peluche cui votarti con faticosa obbedienza e cieca ne hai proprio bisogno, ma scegli bene l’idolo cui aggrapparti, perché presto o tardi diventerai come lui, e se hai scelto una statua dipinta con la migliore arte, diventerai una statua dipinta con la migliore arte.

Nei momenti di crisi e di grande debolezza troveremo la forza di cui abbiamo bisogno in qualcosa d’estraneo a noi stessi, o per lo meno, d’estraneo al nostro abituale noi stessi. Ciò può essere una persona, ma anche una comunità e –  in alcuni casi – anche un semplice luogo.

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Articoli religiosi: come usarli

Il rosario non è una formula magica da recitare il più in fretta possibile affinchè i demoni spariscano tutti d’un colpo.

Purtroppo nella Chiesa cattolica anche fra uomini e donne istruite, spesso si dimentica il peso delle azioni umane e la responsabilità di ogni cuore, come anche l’infinito rispetto che Dio tiene per quel cuore e la sua Libertà; vale a dire, se si ama il male, il peccato, e proprio non capisci dove sta il male in quel peccato, non c’è fiorita convinzione, formula latina o illustre esorcismo che tenga: attirerai demoni come la cacca le mosche.

Ancora oggi sono molti i cattolici che si sforzano di “lanciare incantesimi” anzichè riflettere l’incantesimo di un sentimento di luce e di amore che si sparge nel mondo senza parole. Venendo meno questo prezioso elisir, le preghiere a Dio non possono che arrivare con un’ala soltanto (se ci arrivano).
Croci, medagliette e bottigliette dell’acqua benedetta sono dal credente medio sparsi ingenuamente e appesi agli specchietti retrovisori delle automobili come i mazzi d’aglio di fronte casa nella battaglia contro i vampiri; è vero che il mondo ha resistito a molti tentativi di penetrazione da parte della scienza e alcune cose potrebbero rivelarsi più utili di altre nella lotta contro problemi più incomprensibili di altri, tuttavia, nel cattolicesimo reale la “potenza” di tutti gli articoli religiosi passa attraverso la BENEDIZIONE.
A sua volta la “potenza” di una benedizione – rivolta non ad una persona ma ad un determinato oggetto – si stabilisce in “alchimia” con la parola del Cristo (mediata dal sacerdote) da una parte, e il significato spirituale che il fedele associa a quell’oggetto nel suo proprio cuore dall’altra.
Senza tale benedizione, tutti gli articoli religiosi sono semplici oggetti, che potrebbero nondimeno presentare una qualche “effetto magico” nella misura in cui tali oggetti inanimati e in se stessi insignificanti diventano “segno” PER QUALCUNO.
Quando scrivo “qualcuno” mi riferisco a TUTTI i qualcuno, siano essi vivi o morti, angeli o demoni: una croce per noi può essere solo un arido pezzo di legno, ma un demone sa meglio degli umani a cosa essa alluda, ciò per cui non potrà mai trovarsi completamente a suo agio in forzata contemplazione dinanzi ad essa.

 

L’aspetto ed il ricordo di qualcosa da qualcosa,
possono fungere da deterrente per qualcuno.

 

Per questo, anche nel dubbio è sempre conveniente portare addosso qualche oggetto benedetto, appendere articoli sacri alle pareti di casa e spargere acqua benedetta di quando in quando. Naturalmente, però, se la nostra fede è debole, anche il risultato sarà debole. Se il nostro amore è poco brillante, l’oscurità prima o poi entrerà. E una madonna gigante sul giardino di casa servirà a poco.

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Le danze di Carlos Castaneda

L’importanza del “gesto” nella vita spirituale l’ho capita grazie non ai soliti orientali (cino-giapponesi, induisti, buddisti), ma grazie alla tradizione olmeca, quindi spostandomi dall’altra parte del mondo.

Gli olmechi sono una delle civiltà pre-incaiche, perciò precedenti persino ai famosi maya dell’america centrale. Oggi la loro eredità è stata resa pubblicamente al mondo grazie a Carlos Castaneda, un antropologo cattolico di stringente razionalità scientifica occidentale, parzialmente “convertito” da don Juan (maestro di lignaggio, appunto, olmeco).

Il nucleo centrale di questa “demoniaca” dottrina, come si è detto è l’attribuzione al movimento corporeo di una “spiritualità intrinseca”, cioè di un proprio specifico tipo di “pensiero”, ruolo e “potere”.

Nella tradizione indù Dio generò le innumerevoli forme degli esseri, dando innumerevoli forme al suo proprio corpo; su questa falsa riga si muove la tradizione olmeca la quale esplora non il mantra, la preghiera, il canto o l’elemosina, ma il “ballo” quale mezzo privilegiato di ascesa spirituale, avvicinando sensazioni che generano immediata verità.

Ballo F

Con la religione cattolica occidentale si fa invece il contrario: si aspetta una conoscenza (veicolata da uno o più libri/persone) per acquisire una determinata sensazione che ci darà la vera “fede” e, quindi, il giusto comportamento.

Lo sciamanesimo olmeco è dunque molto poco “filosofico” e molto più pragmatico.

Come sempre, justeco estas en la mezo (“la giustizia sta nel mezzo”).

 

 «Nessuno può dire cosa ciascun guerriero farà col potere; forse voi due vivrete tranquillamente, ignoti, sulla faccia della terra; o forse diventerete uomini odiosi, o forse celebri, o benevoli. Tutto dipende dall’impeccabilità e dalla libertà del vostro spirito».

Don Juan in “L’isola del tonal” di Carlos Castaneda.

 

Ho riportato questa frase per spiegare che il percorso iniziatico olmeco è un percorso per divenire completamente se stessi, di qualunque natura sia questo “se stessi”; nel cattolicesimo quest’aspetto del cammino spirituale è trascurato, immagino perché Gesù sapeva bene che gli uomini sono per lo più cattivi, e se venissero restituiti loro i “superpoteri”, ahimè cosa sarebbe diventato il mondo!

Noi però oggi siamo alla “fine dei tempi”, e la fine dei tempi è la “fine” proprio perché è la fine dei cattivi. Inoltre, non se ne può più delle cognizioni spirituali troppo approssimative che circolano soprattutto nel cristianesimo, buone per tenere il palco, ma non per cambiare i cuori, o anche solo le giornate. Occorre un po’ più di “scienza”, dal momento che tutti ormai amano farsi scienziati di ragion splendenti; i testi di don Juan sono a tal scopo un utile approfondimento.

In “Tensegrità” – la disciplina pseudo-pilates/yoga fondata da Carlos – si consigliano precisi schemi “magici”: “alza la mano abbassa la coscia allunga il bacino poi fai così col braccio, colà con la testa etc etc” che io personalmente non ho avuto la pazienza di imparare a memoria, anzi, di far imparare al corpo a memoria. Infatti, il “diploma” in questa “ginnastica”, a detta di Carlos, si ha il giorno in cui il corpo si muove da sé stesso secondo il “ballo” desiderato, SENZA CHE LA MENTE SI INTROMETTA; questo fenomeno non ha nulla di mistico, sebbene lo sembri: quando il pianista impara alcuni pezzi a memoria, le mani dopo un po’ si muovono per conto loro, e questo non ha nulla di magico. Anzi ogniqualvolta l’analisi critica si accende durante l’esecuzione di un brano – cercando di capire cosa le sue mani fanno esattamente – il pianista và in tilt e deve rileggere le note sullo spartito. Questo si che è un mistero. Ad ogni modo poiché in ambito spirituale mi danno fastidio persino i rosari pregati come il 5 maggio, ho deciso di non far  “recitare” al corpo neppure le coreografie create da altri, millenni fa, per quanto venerabili don Juan diceva che fossero.

appuntoOgni rosario ha una struttura in sé, che Maria approva.
Ogni ballo olmeco ha una struttura in sé, che i preti olmechi approvarono.

Entrambi, perciò, formano la mente (sebbene attraverso mezzi diversi – la parola il primo, il movimento il secondo). Ma per non trasformare queste cose in stupidi riti magicosi, io direi di farli come comandato quando “ci si sente”, senza opprimere lo spirito. L’unica cosa attraverso cui costringere lo spirito, è il TEMPO da donare a Dio. In questo sacro tempo si canti, si preghi, si balli, si legga, si narri, si fascino ferite e si ascolti il silenzio; ogni cosa in un certo senso è l’altra, quindi nessun senso di colpa se si preferisce fare una cosa piuttosto che l’altra! E’ questo quello che penso.

appuntoOgnuno dovrebbe costruirsi il proprio movimento e la propria serie di movimenti, ed esercitare negli anni quelli, perchè troppa "preghiera spontanea" risulta alla lunga inconcludente e dispersiva, mentre, d'altro canto, troppa impalcatura logora. La via di mezzo è trovare un "set" di parole/balli nei quali ci possiamo sentire completamente rispecchiati nella maggior parte delle situazioni della vita.

Ma torniamo ai “passi” olmechi. Come dicevo, fino ad ora non li ho mai provati nella sequenza raccomandata, ho solo recitato “estratti singoli”, perché “ognuno di essi può aprire un sentiero verso l’infinito”; fra gli infiniti “brani” proposti in Tensegrità, ne ho scelti alcuni ed eseguo saltuariamente quelli, miscelati con altri che invento al momento. Mi sono mosso secondo “l’ondeggiamento” dello Spirito (mio), puntellato dai consigli altrui. L’effetto, già dopo la prima “applicazione”, è stato il seguente: camminavo per la città con una inconsueta lucidità mentale, era come se alcuni pensieri costantemente “emersi”, si fossero decisi ad abbassarsi un pelo sotto il livello dell’acqua; erano ancora lì, lo sapevo bene, ma l’orizzonte sembrava più sgombro e pulito. Non posso allora che consigliare di provare almeno una volta questa curiosa e nuova pratica spirituale, per farsene un’opinione diretta e personale.

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