Terapia del dolore ed eutanasia

Per i laicisti

 

Nel cattolicesimo il dolore è andato incontro a sublimazione teologica e il patire è stato pedagogicamente legittimato. In nome di un teorema essi permettono a tormenti indicibili di continuare a gravare sul prossimo, quasi che il dio cristiano si compiaccia delle urla dei moribondi. In realtà, il dolore non ha alcun significato, e men che meno la sua accettazione è pregna di valore morale. Il suo valore è paragonabile a quello di una zanzara che ci ronza intorno mentre si studia: “accettandola” non si compie alcunché di “eroico” perché, se non ci fosse, studieremmo meglio e produrremmo di più.

L’inflizione di sofferenza fisica a un uomo è inammissibile per ogni cuore genuinamente umano, figuriamoci per il cuore di un fantomatico Dio creatore dell’umanità!

 

Per i cattolici

 

Il dolore è la punizione per il peccato, e il peccato è segreto amore per il Male.

Dio è Amore, amore tenerissimo per le sue creature, e come tale non può volere il dolore, tuttavia lo permette se, e solo se, quest’ultimo giova al rinsavimento della sua creatura, cioè se giova a “snidare in lei l’errore” e, quindi, a farla diventare più buona e difforme rispetto a cose insensate giacenti nel suo interno.

Quando un dolore viene finalmente accettato oppure tocca un giusto innocente, esso non funge più da veicolo di conversione e diventa strumento di espiazione per i peccati collettivi (oltre che di un eventuale colpevole passato). A questo destino “Apostolico e Corredentivo” Dio può chiamare chiunque, persino un infante, perchè chiunque può essere pronto, nella sua coscienza più profonda, ad un tale destino, simile a quello del Cristo. In questo modo l’Infinita Giustizia di Dio trova compimento, il malvagio si converte in figlio della Luce e la sofferenza del santo e dell’innocente si fa occasione di grazia per quelli non-santi e non-innocenti. Tutta l’umanità si uniforma chi in un modo chi nell’altro all’immagine del suo Dio, crocifisso e risorto insieme.

 

Per me

 

A proposito dell’eutanasia e dei modi umani di gestire la sofferenza fisica in ospedale, nonostante l’altissimo significato che il dolore assume nel cattolicesimo, non penso che la politica debba permettere che un malato terminale soffra sua controvoglia, maledicendo Dio e tutti (Stato compreso) fino all’ultimo sterile istante della sua vita, se il medico che l’assiste ha o potrebbe avere in mano il potere di abbreviare, lenire o togliere tale sofferenza! Come disse Gesù a Pilato, nessuno può avere un potere “che non gli sia stato dato dall’alto” (Gv cap.19, v.11), e se Dio ha dato alcuni poteri agli uomini, può darsi che nella Sua immensa bontà abbia chiamato i medici a condividere con Lui lo “scettro di misericordia”.

Pertanto, lo si usi senza indugio! Poichè quando Dio intende punire per redimere o convertire o santificare qualcuno, non è mai possibile gli manchi Potenza di farlo, nonostante qualunque parata di “scudi” umani! Pertanto…

 

…si ami con tutti gli strumenti che la scienza offre.

 

Ink-iconEd il clero istruisca i malati terminali sulle “magnifiche opportunità d’ascesa” che la sofferenza offre, con tutti i più bei predicozzi del mondo, fin dal primo istante della loro vita.

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