La preghiera cantata

La preghiera verbale è supplica, è richiesta, è grido.

La preghiera spirituale è "ascolto".

Percepita la profondità e diversità delle due cose, siamo pronti per passare alla terza: il canto.

Chi canta prega 2 volte” dice Maria a Medjugorie.

Tuttavia, non mi sembra che la Signora del Cielo tenga lezioni di filosofia da quelle parti, pertanto mi assumerò io il compito di farne una, tanto per mettere i puntini sulle i.

Chi canta (per Dio) non è vero che “prega 2 volte”, fa proprio un’altra cosa per Dio. Questa precisazione discende dal tentativo di correggere un abuso di cui oggi è oggetto il termine “preghiera”, un termine inflazionato che da qualche tempo a questa parte ha preso a circolare ovunque per essere adattato a qualunque pia attività cristiana. Così:

  1. Lavorare in ufficio ma “in Dio” (- si dice) è diventato preghiera;
  2. Fasciare una ferita è preghiera;
  3. Fare elemosine è preghiera;
  4. Pensare alla sublimità di Dio è preghiera;
  5. Recitare il rosario è preghiera;
  6. Leggere la bibbia è preghiera (i gesuiti predicano spesso l'espressione: "pregare il vangelo");
  7. Osservare i comandamenti è preghiera (ho trovato un fascicolo in chiesa dove c'era scritto davvero: "Pregare i Comandamenti"!).

Capisco che ormai i cattolici del XXI secolo siano anime mistiche (quindi incomprensibili ai più) ma non bisognerebbe coltivare il pressappochismo solo perchè si è "spirituali". Un pò di analitica accuratezza, anche in quest'ambito, non guasta mica!
Con l'attuale confuso gergo, “chi canta prega 2 volte” non dovrebbe significare: “chi canta accudisce una quantità doppia di bambini” o “chi canta sa, legge ed osserva più di uno che non canta”? Naturalmente, lavorare o essere saggi sono cose che non risentono affatto di quello che cantiamo; se manca una buona cultura cristiana, se mancano adeguate letture della bibbia e dei suoi testi-satelliti, cantare non illuminerà la mente. Se si ama poco, cantare non aumenterà quest'amore. Se manca la capacità di immergersi nel silenzio del lavoro che si sta eseguendo, cantare non aumenterà questa capacità, anzi con il suo risplendente chiasso ci indebolirà alquanto allorchè torneremo alle nostre mute e tristi faccende lavorative.

Avendo noi una preghiera verbale il più delle volte stanca, meccanica e distratta, Maria si trova costretta a dire “Cari figli, chi canta prega due volte”, ma a priori non si può destituire neppure di uno yota il valore della preghiera non-cantata rispetto ad una cantata. Quella cantata “vale il doppio” se quella non-cantata è fatta male, ma se la si facesse bene, varrebbe TANTO QUANTO quella musicale. Perché? Perché è l’impegno d’anima che conta, non le ricette per fare incantesimi più potenti.

E’ solo e soltanto questo “maggiore impegno d'anima” che conferisce veracità all’enunciato: “chi canta prega due volte”, giacchè cantare coinvolge di fatto maggiori risorse interne che non la sola parola recitata a memoria, ma non è esattamente “preghiera” quella che l’orante fa cantando: volendo mettere un po’ d’ordine nel lessico utilizzato fra gli specialisti, cantare non è chiedere, cantare non è supplicare, cantare non è implorare, non è una preghiera verbale e non è neppure preghiera spirituale di ascolto, pur essendo ANCHE questo; questo è il trampolino da cui si tuffa il nuotatore, ma cantare è immergersi nel mare. E come nuotare non è camminare, così cantare non è pregare. In entrambi i casi si va "avanti", ma in modo diverso e attraverso mezzi diversi.

La canzone è preghiera (e come tale valgono le raccomandazioni fatte per quella – "scriversela è meglio di copiarla"), ma non è preghiera propriamente detta, alla stessa maniera in cui una 16enne dopo le prime mestruazioni non è più una bambina propriamente detta, pur conservandone ancora tutte le caratteristiche (fa i capricci come prima ed è giovane come prima).

 

intralinkN.B. Creare una canzone è molto più difficile che scrivere una preghiera, bisogna avere del talento o, in mancanza di questo, una buona educazione scolastica di tipo musicale. Si può aggirare "l'ingessamento" adattando delle parole completamente nostre a una melodia non nostra. Lavorare sulle sillabe con gli spartiti creati da altri, è molto semplice. 

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