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“11 Settembre”: replica perfezionata del caso Yvonne Fletcher?

Yvonne Fletcher è passata alla storia come la piccola, giovane, dolce ed esile poliziotta cui crudelmente spararono il 17 aprile del 1984 a Londra dal primo piano dell’ambasciata libica durante una manifestazione contro la politica di Gheddafi in Libia.

Morendo, si cercò l’assassino. Risultò essere un soldato libico, rimase da capire se fosse un soldato pazzo o un soldato obbediente. Si fece avanti la Cia che si dichiarò in possesso di “prove inconfutabili”, cioè intercettazioni telefoniche in base alle quali Gheddafi 24 ore prima diede chiaro ordine di sparare sulla folla. Tutta la nazione pianse così l’orribile tragedia, fra urla, strepiti e lacrimevoli reportage tv. A parte il fatto che il ritornello “Prove Inconfutabili” fu identico a quello usato dai TG all’indomani della caduta delle torri gemelle (io personalmente notai il ripetersi della filastrocca perchè casualmente avevo letto solo qualche giorno prima del caso Yvonne), non sembrerebbe esserci nient’altro da dire, sennonché… non c’è verità cui la Storia non renda tributo (prima o poi). Si osservi che:

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  1. Nel 1984 lo staff del presidente Reagan era notoriamente accanito contro la Libia, anzi era misteriosamente certo che la sua rielezione dipendesse dalla caduta del regime di Gheddafi, ma gli ufficiali americani non trovarono i loro alleati della Nato entusiasti di sostenerli in azioni militari contro quel paese. Con l’assassinio di Yvonne Fletcher, l’atteggiamento inglese verso la Libia si irrigidì subito e il governo britannico diede il nulla osta ai bombardieri americani di partire dagli aeroporti militari inglesi, un’eventualità semplicemente impensabile fino a quel momento. Dunque “Obiettivo Gheddafi”: quella notte lui se la cavò senza danni, meno fortunati i suoi figli: due di loro riportarono gravi ferite mentre la sorella adottiva di appena 15 mesi morì tra le macerie.
  2. Nel 1992 un dipendente della Hughes Tool Company, una società che dava spesso copertura al personale della CIA, scoprì che nella stessa piazza dell’attentato (St. James Square) la Cia aveva un ufficio molto molto riservato ai piani alti di un certo palazzo; in preda a mille elucubrazioni l’uomo spedì una lettera a Channel Four i cui dirigenti contattarono la Fulcrum Productions, una casa di produzione documentari dalla solida reputazione. Gli inquietanti risultati vennero trasmessi nell’aprile del 1996. Si scoprì che:

a) Neppure la madre di Yvonne Fletcher aveva il permesso di visionare i risultati originali dell’autopsia, finchè un notissimo medico legale inglese intervenne e fu possibile confrontarli con il rapporto ufficiale.

b) Il medico che fece l’autopsia, un certo Ian West, scrisse due copioni, sul primo diceva “…è stata colpita alle spalle da una persona situata a un’altezza di molto superiore…” e annotava un angolazione del foro d’entrata del proiettile di 60/70 gradi; sul secondo parla di un’angolazione di soli 15 gradi e, quindi, di un possibile “…primo piano…” (ovviamente quello dell’ambasciata). Come dire, quello che oggi mi sembra essere una parete domani diventa per me un pavimento.

c) L’esame autoptico dimostrava che al momento dell’impatto l’energia cinetica della pallottola era esaurita e la sua parabola “cadente”, elementi che caratterizzano l’uso di un silenziatore, di cui però l’arma del reato – quella del soldato libico – non era dotata.

d) Un esame fonico del video della scena, casualmente ripreso in diretta dalla BBC, rileva più o meno distintamente il suono di un colpo d’arma da fuoco più ottuso precisamente 2 secondi dopo che il killer libico aveva cessato il fuoco.

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Conclusione: Yvonne Fletcher fu vittima sacrificale di un di lei più alto disegno e non ci sarebbe da stupirsi se, fatto 30, a qualcuno verrebbe in mente di fare pure 31, 32 e 33. Difatti solo una sorte simile a quella riservata a Yvonne giustificherebbe la decisione di Bush di battezzare l’11 settembre come “Il Giorno dei Patrioti”, perché – se ci si pensa bene – chi muore bruciato vivo mentre va a comprare il pane, non è affatto un patriota, ma un poveraccio. Può però diventare “patriota” se la sua morte in qualche modo serve la causa nazionale, ed è stato proprio così con quelle 1.500 persone! (che all’inizio erano “senza dubbio” almeno 8-9.000). Gli Usa a causa dell’11 settembre hanno recuperato in un sol colpo un’indiscussa egemonia su due nazioni straniere (Afghanistan e Iraq) la cui collocazione geografica – nel cuore rispettivamente dell’Asia e dell’Eurasia – non lascia di suggerire legami con la tesi un po’ folle di un geografo britannico dei primi anni del ‘900, ripresa niente poco di meno che nel documento di Stato JCS570/2, secondo la quale:

 

“Chi domina l’Europa orientale domina l’Asia centrale; chi domina l’Asia centrale domina l’isola mondiale [cioè la terra che comprende Europa, Asia e Africa]; chi domina l’isola mondiale domina il mondo”.

 

Il documento voleva rispondere all’interrogativo di Roosevelt rispetto a quale linea di politica estera avrebbero dovuto tenere gli Stati Uniti dopo la conclusione della seconda guerra mondiale. Si realizza così la profezia di Ralph Peters, colonnello dell’esercito americano durante gli anni ’80 e ’90, il quale sosteneva che il fine delle forze armate statunitensi è quello di rendere il mondo “sicuro” per l’espansione degli interessi commerciali americani, aggiungendo:

 

“Toward this end there will be a fair amount of killing” (“Per questo scopo avremo un numero non trascurabile di morti”).

Firma finta per nac3

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