L’uomo in Dio

Nel cattolicesimo si dice che l’uomo mediante il battesimo diventa “figlio di Dio”; nelle altre spiritualità, principalmente asiatiche ed amerinde – ma soprattutto nella New Age come collettrice di queste – si tende invece a riconoscere una sacralità interna all’essere umano in quanto creatura progettata dalla mente di Dio (non in quanto aspersa con dell’acqua benedetta o redenta dal Cristo).

Cercherò in questa pagina di ricamare qualche punto di contatto tra le due diverse prospettive, affinchè traggano spessore l’una dall’altra. Infatti prese singolarmente sembrano povere o zoppe. Ordunque cominciamo: ogni buon cattolico sa bene che il corpo è “tempio di Dio” (1Cor 6-13), ma se è “tempio”, deve pur custodire una qualche “divinità”!

Questa “divinità” è – secondo le “demoniache” dottrine orientali – una particella divina che ha la conoscenza del Tutto e che è perpetuamente collegata al Tutto. Essa viene direttamente da Dio e coincide con lo Spirito dell’uomo che dà vita all’anima la quale, a sua volta, anima il corpo. In virtù di tale particella, noi facciamo parte del Tutto ed il Tutto è in noi. Questa consapevolezza per un prete della vecchia generazione, potrebbe stimolare tra la povera gente una superbia luciferina (anche nei confronti della gerarchia ecclesiastica!), quindi – anzichè affrontare direttamente la questione – preferisce organizzare i discorsi in altra maniera. Ma io so che oggi molti hanno studiato e non c’è più pericolo che scambino gli uomini per dèi! [anche se nel vecchio testamento c’è scritto: “Voi siete dèi” (xx,xx), risottolineato da Gesù nel nuovo testamento: “Voi siete dèi” (xx,xx)]. Perciò adesso dico: 

 

Un uomo che respira,
è l’inspirazione del Creatore.
Gli uomini che camminano,
sono il cammino di Dio nella storia.

 

Come i globuli rossi portano l’ossigeno a tutti i tessuti, così gli uomini fanno circolare Dio in tutto il Creato. Tuttavia, l’essere umano non è fatto per ricordare sulla Terra la sua propria funzione “anti-ossidante“, non sarà possibile per lui conoscersi o guardarsi come lo guardano gli angeli “sull’altro lato del velo“; e siccome propriamente questo è quanto si dice essere la “prova umana”, possiamo pure scordarci di accedere in questa vita alla totalità di quello che noi siamo realmente! E’ possibile avere solo qualche saltuaria “dispensa”, non solo esteriore – attraverso un buon libro o una buona lezione, ma anche interiore.

Spiegherò meglio quest’ultimo punto.

Lo Spirito nell’universo si manifesta “a piani” (dimensioni).
Ogni dimensione gode di un particolare accesso a una parte della Divinità; le dimensioni superiori accedono alle parti più alte della Divinità e coloro che le abitano sono in relazione intima e costante con l’universo intero.

Ora, ogni essere vive nella dimensione adatta a quello che è o ha scelto di diventare. Ma con un’eventuale “promozione” a una dimensione superiore (o inferiore), gli viene anche concessa l’opportunità di accedere a piani diversi della sua propria spiritualità (quella contenuta nella particella “seme”). La morte realizza il primo e più importante di questi “passaggi”, ma poichè nell’uomo esistono diversi “livelli” (sub-conscio, pre-conscio, conscio, io e super-io), è possibile che mentre una persona stia su questa Terra, altre parti di lei sfiorino occasionalmente dimensioni diverse.

appuntoIl sonno è una “piccola morte”, e concede parziale libertà di movimento alla nostra parte spirituale, che può ora salire ora scendere rispetto al piano in cui giace il corpo materiale.
La preghiera e la meditazione possono alle volte coadiuvare piccole "escursioni". L’essere umano è perciò un essere “multidimensionale”, ma in quanto portatore del “seme di Vita”, è sempre a contatto con la parte più Rifulgente di Dio, pur non essendone consapevole. Un giorno, però, a seguito di molteplici transizioni, vivrà Il Rapporto in pienissima coscienza.

Il fatto che a seguito della naturale cecità umana si venga a creare una specie di “dualità” tra essere mortale ed essere immortale, mondo ed iper-mondo, cielo e terra, corpo ed anima, anima e spirito, non è una frattura nell’ordine della creazione e della psiche della creatura, è invece un mezzo ottimo attraverso cui la materia morta ed inerte, prende ad evolversi, diventando viva e luminosa.
Infatti, un essere pienamente carnale e allo stesso tempo pienamente spirituale, fa esperienza della vita a tutti i livelli possibili, e pertanto quando “si innalza”, in realtà non illumina solo se stesso: aiuta i “mondi” ad elevarsi, proprio in virtù dello strettissimo vincolo che dentro di lui esiste tra materia e spirito, coscienza e incoscienza.

Più l’uomo ha sentore della sua appartenenza al Tutto (e della divinità nascosta in sé), più facilmente supererà le difficoltà della vita, ovunque egli si trovi. Ma questo può accadere quando l’anima – a qualsiasi livello si trovi – saprà di essere tutto e allo stesso tempo niente in rapporto a quello che deve ancora capire di Dio e della Vita.

 

L’uomo?
Se si vanta, lo abbasso;
se si abbassa, lo esalto;
e sempre lo contraddico,
finchè non capisca
che è un mostro incomprensibile.

(da “Pensieri” di Blaise Pascal)

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